RECENSIONE: MadRoosterLab Lord of the Ring n.010, passive Ring Modulator

MRL Lord of the Ring n.010. Particolare del pannello.

E’ sempre difficile tentare di recensire macchine come il Lord of the Ring. In parte la sua rarità, in parte la sua caratteristica di enarmonia “genetica”, in parte i livelli dBu generabili, volendo estremamente alti, e non trovi termini di paragone, outboard di confronto, background di un qualche tipo. Ed allora ti affidi alle orecchie ed allora stiamo a sentire.

Il LOTR nasce in Greve in Chianti, entroterra fiorentino. Venti metri e sei a Siena, insomma, da quelle parti. Già le origini, uniche ed un pò affascinanti. Il LOTR è un ring modulator ibrido, attivo/passivo, completamente, come è naturale e sacrosanto che sia, analogico. Ora in quanto ring modulator ibrido analogico eurorak, oddio, puoi averne sentiti quanti in vita tua, seriamente? Pochi. Non è che capiti spesso. Ecco qua che non abbiamo dati di confronto.

Il LOTR è sì un ring mod ibrid analog, ma è anche un oscillator controllato in CV ed un wave shaper. E qui proprio rinunciamo a cercare paragoni, commistioni di qualunque genere con un qualsiasi altro harware già provato. No, questa combinazione non ci era mai capitata a tiro. Cerchiamo di capirci di più.

IL PANNELLO.

Tutto ha inizio dall’INput, naturalmente. Ne sono disponibili due, X ed Y. Come è ben noto infatti un RM si avvale di due sorgenti in ingresso per ricavare le armoniche spurie così tipiche. Il primo è un semplice ingresso che, se occupato, esclude la circuiteria soprastante, tranne X Level ed X Null. Il secondo, Y, è l’ingresso da utilizzare di default per processare audio esterno, anche lui dotato di Level e Null. Esso entrerà nel circuito di ring modulation a priori.

Level: determina il livello in ingresso al circuito modulante.

Null: comporta una serie di controfasi che enfatizzano o smorzano la mandata del segnale audio al circuito di ring modulation.

In effetti molto spesso X viene lasciato vacante in modo da utilizzare la parte superiore del pannello. Essa si compone di:

– un oscillatore molto molto molto potente dotato di coarse e fine tuning particolarmente “giocherellabile”

– selettore di forma d’onda, quadrata o triangolare, per il medesimo. Assente giustificata la dente di sega: in sostanza questo switch risponde alla domanda: modulazione ricca o modulazione povera? Ambedue quindi totalmente dispari, tanto per non dare nell’occhio, diciamo, caratterizzano il risultato timbrico in modalità “estremamente discgraziata” o “perfettemente armonica”, quando si è bravi.

– selettore di accensione per il circuito di waveshaping

– amount di waveshaping, dalla caratteristica molto scream e torcibudella

– external CVin verso il coarse tune

– attenuatore per il suddetto ext CVin

IBRIDO

Cosa vuol dire questa insolita dicitura “ibrido”? Di solito si usa per identificare un synth analog/digital in cui alcune funzioni si avvalgono di chip, altre di integrati. Ma in questo caso parliamo di “ibridume” riferendoci alla “non completa passività” dei circuiti. A differenza dei “soliti” RM passivi infatti una serie di accorgimenti progettuali comportano la presenza di parti di circuiteria attive le quali, astutamente, aiutano negli accoppiamenti d’impedenza. In effetti a pensarci è il modulo eurorack che possiedo che meno “va per simpatia”, ovvero il più socievole del gruppo. Gli metti quello che gli metti, suona forte e definito. Poi vabbè, è un RM, lui, di suo, distrugge. Ma è una distruzione molto potente e definita.  🙂

RM+VCO.

Alimentiamo l’Y input con una dente di sega “nature” di un Korg MS-10. Facciamo un LA2 e accordiamo l’oscillatore interno, triangolare, un’ottava sotto. Nell’avvicinarci man mano alla frequenza giusta assistiamo a tutta una serie di “cose”. Il ring modulator ha un pò il vizio di enfatizzare i battimenti tra le note, ed i loro dissapori. Questo ring mod lo fa di più. Fantastico. Molto caldo. L’oscillatore interno interviene nel timbro in triangolare, quindi il meno invasivo possibile, eppure tira fuori delle modulazioni e danzerelle da chiedersi “ma davvero?”. Ora che scrivo poi, che è fermo da un pò e nessuno lo tocca, non ci sono dieci secondi uguali ai precedenti. Eppure, cazzo. Niente, fa lui… Le macchine vivaci sono quelle che preferisco.

Con il fine tune, molto preciso, si raddrizzano e creano battimenti profondi – tutta una serie di moti timbrici di rivolta dei quali andrebbe fiero Robespierre – a loro volta alle dipendenze delle impostazioni reciproche di Null. C’è un punto poi nel Null in cui il segnale di ambedue i “canali” si smorza a sufficienza da scomparire nel mix. Si assiste a effetti quali enfasi o scomparsa delle basse, leggera distorsione, inversione “di qualcosa” (è tutto un gioco di fasi in effetti). Null viene comodo da utilizzare per la colorazione tonale complessiva del timbro, come quasi un equalizzatore.

Il VCO poi è comandabile in CV. Alimentando questo ingresso con un LFO assistiamo a rapide sweep di oscillatore piuttosto scream e “azzittendo” il più possibile il segnale Y si riesce a ricavarne campioni molto moderni da usare in fase di editing. Quando poi l’LFO diventa un VCO assistiamo a livelli di pura follia accompagnati da consonanze armoniche totalmente costruttive, alcune palesemente in saturazione, niente male davvero. Poi lascia stare, con un pò di gusto passi dai droni ballerini agli “alieni insetti che chiaccherano” in 1 pomello. E, mi va di ricordarlo, stiamo usando la triangolare! Appena tiri giù lo switch e metti la quadrata, è come il Pomellone della Centrale Nucleare avete presente? Tiri giù e si accende tutto un casino. Qui è uguale, se non peggio.

Tornando in modalità LFO, con l’Y un bel pò zitto, introduciamo da parte del Korg una modulazione di filtro direttamente sulla dente di sega fornita al LOTR. Beccata: il ciclo dell’LFO esterno viene modulato in maniera tutta sua, “sommandosi”, ma palesemente non è una somma, al ciclo imposto alla dente di sega: risultato 🙂

IL WAVESHAPER

Urla. Non è semplice da gestire. E’ molto forte il suo impatto sul timbro, ed è calettato tendenzialmente in alto. Serve per distruggere. Rende molto instabile il suono introdotto, cosa positiva, ma è anche vero che è uno di quei timbri che difficilmente puoi tenere “sostenuti”. Bello infatti sui charleston e voci umane, sorgenti dinamiche quindi.

Si sono sentite certe “critiche”, tipo magari l’input di CV potevi dedicarlo al waveshaper piuttosto che al VCO. Sarà. Forse un input in gamma subaudio, un LFO classico, non soddisfa molto, e sembra di aver sprecato un’occasione. Il mio consiglio è: FM input a zero, intonare i due oscillatori (esterno ed interno), prendere come sorgente di CV un oscillatore triangolare in gamma audio e, con un po’ di delicatezza, intonare anche quest’ultimo. Rimarrete stupiti. Il timbro ottenuto è letteralmente vivo, ed assolutamente conscio di esserlo. Fantastico. Non sta fermo un secondo e non vi è quasi possibilità di incastrare tutte e tre le onde, in questo caso saw di Korg MS-10, triangolare del LOTR e triangolare Doepfer attenuata.

Questo modulo, detto per inciso, è adattissimissimissimo a chi vuole emulare Skrillex: si fa una decina di take di 10 minuti di rumore, poi si taglia, metti a tempo, una batteria pesa ogni morte di papa, hai fatto la moderna Dubstep.

Ci sarebbero altre infinite combinazioni plausibili e qui mi sto un po’ fleshando, ma il fatto è che mi passa la voglia di scrivere perchè mi deconcentro, ogni tre secondi a venirmi un’idea nuova da provare.

Diciamo così: se volete sperimentare è il vostro modulo.

DOPO UN PO’ CHE LO USI.

Sai che se l’intoni è meglio. Sai che se vuoi le campanelle, tipico timbro da RM, basta metterci una sinusoidale e fa quasi tutto lui. Sai che finche non stacchi il cavo lui continua ad andare. Sai che in alcune posizioni proprio è instabile, e ci godi a portarlo sempre lì per vedere “se stavolta è diverso”. Sai che può essere utile un passa basso a valle, sai che il waveshaper “tu prova a metterlo, vedi che succede”, specie con un passa basso a valle. Sai che gradisce le modulazioni in gamma audio, anche se nel range delle basse. Suoni cremosi proprio, timbri ustionanti, alle volte fastidiosi, alle volte “Harmonices Mundi”, ma mai stabili, o quasi mai. Alle volte proprio autonomi, dopo venti secondi che fa tipo te-te-te-tak si spara, senza un motivo, un teeeeeeeek lungo, poi ricomincia come prima.

Teeeeeek.

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