RECENSIONE: Scribble Audio GSSL custom clone with summing amplifier n.002

Scribble Audio GSSL clone with summing amplifier n.002, particolare del lato compressore

Oh, e parliamo un po’ del GSSL. Come ogni vecchio saggio ha bisogno di poche presentazioni, è presente sulla scena dal ’70 e sono 40 anni suonati. Ha vestito il masterbus di blasonatissimi banchi, SSL 4000 e 6000 ad esempio, sotto il nome di “tasto on”: se lo accendi, accendi il mix. Mica male come biglietto da visita.

IL PROGETTO.

Questa macchina è stata pensata e costruita in quel di Firenze, nella terra del chianti e delle chiese affrescate, delle vacanze d’arte e dei cipressi di Van Gogh. Questa macchina ha, nel mio setup, STRAVOLTO il livello qualitativo “rms”. Rivoluzione. Netta differenza nei mix. Ci rimani male. Qualunque cosa tu facessi prima doveva essere sbagliata perchè adesso senti qui che roba…

Iniziamo a dire che lo Scribble Audio è stato prodotto in 2 esemplari, non di più. Al mondo. Il cuore di questo processore di dinamica è il modulo di compressione, un GSSL puro, di cui parleremo tra poco. A lato di codesto compressore, pauroso come resa in mix, il brillante Niccolò Caldini, artigiano padre di alcune chicche ed elettroniche intelligenze, ha pensato bene di affiancare un sommatore ad 8 ingressi. Questo è il quadro generale: sommatore a sinistra, compressore a destra, out stereo, cavo di alimentazione. Tutto qui.

IL SOMMATORE.

Il sommatore è composto da 8 ingressi trs 1/4” di ottima qualità, costruiti per durare, di cui quattro accoppiabili, funzione molto utile con fonti miste mono e stereofoniche. Ogni ingresso è bufferizzato, accorgimento progettuale che migliora la qualità del segnale lavorato adattando le impedenze in ingresso. Molto spesso rapporti infelici d’impedenza “pasticciano” il segnale, cosa che qui è accuratamente evitata. Inoltre c’è un conseguentemente migliorato rapporto S/N cosa che in un sommatore fa sempre piacere.

In somma la macchina è: pulita, silenziosa, particolareggiata ma, soprattutto, possiede un headroom pazzesco, davvero alto. Tu alzi alzi e non distorce MAI, o quasi. Chiaramente c’è un limite, ma per arrivarci bisogna essere davvero ubriachi. In particolare ad un orecchio attento risalta una piccolezza, che poi piccola non è: la SEPARAZIONE tra i suoni è TOTALE. Uno sottovaluta l’importanza di questo fattore. Molto spesso in tracking uso il compressore acceso ma con treshold inattiva, molto alta: il risultato è una gamma dinamica intatta, ma i suoni si sono separati. Divisi, ora sono nettamente più delineati, definiti. Quella della definizione è una “paranoia” che ti ritrovi in mix complessi. Ora la cassa non fa più a pugni col basso, il lead con la voce si ritrovano. Ogni suono ha migliorato la propria “vernice” ed i confini, talvolta labili, sono a questo punto ben chiari e comprensibili. Siamo qui al limite tra l’acustica tecnica ed il subconscio percettivo, tra il suono di per sé e la psicoacustica più intima. Noi percepiamo non solo il suono bensì il suono nel suo contesto. La differenza tra un brusio sommesso ed il miglior doppiaggio in-face. Il sommatore dello Scribble Audio è di per sé, di default, il miglior “doppiaggio in-face” che ricordi.

IL COMPRESSORE.

Se il sommatore analogico separa, a dispetto del nome, il compressore INCOLLA. È un compressore pensato per il master bus, od in genere per gestire segnali complessi, ricchi di variazioni dinamiche e timbriche. Ovviamente ci si può fare un rullante singolo, ma in quel caso si perdono un po’ di ragionamenti. Invece se voi provaste a generare tre rullanti differenti, anziché uno, e farli suonare all’unisono dentro il sommatore prima ed il compressore poi, capireste di cosa parlo: incollati, non si può dire diversamente. Seppur mantenendo quel livello di separazione di cui si parlava, dato dal sommatore, i timbri sono via via più schiacciati man mano che si procede con la treshold, ma in maniera congrua, senza aiutare indebitamente o penalizzare ingiustamente. Semplicemente il fenomeno della fusione, per il quale fonti sonore differenti ma sufficientemente simili in dinamica e timbrica sembrano un sol suono, è accentuato.

Nella musica moderna uno dei segreti meno segreti è il seguente: stratificazione sonora. Layer di suoni piuttosto che layer di photoshop, stesso concetto. Un’architettura come quella sviluppata nello Scribble aiuta grandemente ad ottenere questo risultato perchè è una sequenza, questa di somma e compressione, della quale il suono davvero si avvantaggia. È questa la vera forza del progetto, oltre all’aver utilizzato componentistica e progettazione d’alto livello.

Detto questo bisogna sottolineare come il GSSL sia di per sé una macchina semplice ma non per questo facile a svelarsi: chiunque sappia usare un compressore, hardware o software che sia, ci si approccia con semplicità. Ma poi abitualmente si scoprono funzionamenti equivoci, o pomelli ed impostazioni dal dubbio significato. Questa macchina come ogni device “pro” necessita di una certa curva di apprendimento non del tutto scontata.

Cerchiamo di capirne di più analizzando il pannello.

IL PANNELLO del compressore.

A partire dal VU meter troviamo lo switch di by-pass per il compressore, il quale praticamente non serve. Se voi impostate il compressore a treshold altissima e azzeraste il guadagno dell’amplificatore il by-pass percepito sarebbe il medesimo. Ciò implica che il circuito attivo è molto, molto pulito e di suo non inserisce “invenzioni” di sorta. In un confronto AB infatti non si notano variazioni, a parte il lieve “pop” di accensione del compressore.

A seguire troviamo il controllo di treshold che equivale nel funzionamento a molto altro hardware. È un potenziometro a corsa continua che interpreta a sufficienza il suo ruolo, permettendo di intervenire accuratamente a prescindere dal livello rms in arrivo dal sommatore. Non sottovalutiamo l’importanza di questo fattore, che in architetture più modeste offre comportamenti del tutto meno precisi.

La ratio è posta a seguire, disponibile nei tre modelli 2:1, 4:1 ed il definitivo 10:1. Sottolineiamo ora come la curva di compressione dello Scribble, lo knee, sia dipendente dall’impostazione di ratio, cosa che sconcerta in prima istanza. Ma come? Eppure…

A 2:1 la compressione infatti inizia prima, come in una compressione soft knee, ed il risultato del lavoro è abbastanza trasparente anche ad alti livelli di riduzione. Appaiono le modificazioni dinamiche imposte da attack e release, ma, apparentemente, meno che negli altri “formati” di ratio.

A 4:1 la compressione si fa evidente anche se, a parità treshold, il livello di GR diminuisce, ovvero il processore sta lavorando di meno. È perchè è cambiata la curva di compressione e siamo passati, com’è giusto che sia, in modalità hard-knee. Una ratio 4:1 è un piacere sui subgruppi percussivi e sui synth leader, e bassi.

In modalità 10:1 assistiamo nuovamente ad una diminuzione di GR a parità di treshold. Ma quando si reinnesca la compressione, ovvero si abbassa la treshold di quanto dovuto, si ottiene ciò che di meglio il compressore riesca a dare, a mio parere. Uso questo settaggio su ogni mix completo. È, molto spesso, una manna per i segnali ricchi di variazioni dinamiche e molto veloci. Un sound aperto, lineare, congruo, da ottenere con attenzione e meticolosità e possibilmente senza guardare il meter, non sufficientemente rapido in questo caso. È facile infatti fidarsi e ritrovarsi con dinamiche un po’ troppo inferiori al dovuto.

Il potenziometro che segue è il controllo di make-up dell’amplificatore finale, posto prima dell’uscita, con un range di 15dB di dinamica. Può non sembrare molto, ma in questo caso si tratta del controllo destinato a correggere la intrinseca perdita di livello che il compressore introduce, per cui è più che sufficiente, tanto più che si parla di segnali di linea, quindi “altini”.

Scendendo sotto troviamo i pots di attack e release. Attack ha 6 posizioni, a partire dal micoroscopico 0.1ms a finire con il 30ms. Sono posizioni pensate via via per controllo crudele di dinamica in limiting, percussioni veloci, bassi lenti ed, infine, voci e materiali acustici. Man mano più morbide, quindi, e trasparenti.

Release ha invece cinque posizioni, da 0,1s a 1,2s, più la funzione Auto, che rende il release adattativo al segnale. Tutti sappiamo quanto centrale sia l’impostazione di release su mix complessi e poter gestire un “blend” di rilascio che implichi gli efficaci 0.3 e 0.6 secondi è importante. Cionondimeno, in un mondo virtuale in cui tutto è già stato copiato, possono apparire limitanti queste scelte “assolute”: non esiste ad esempio un controllo progressivo di release? No. Vorrei saper chi riesce a sentire la differenza di lavoro di un compressore con release=0.3sec oppure 0.4. Io la differenza non la sento. E vi dirò di più, mi pare, utilizzando un controllo progressivo, di sentire addirittura meno le differenze tra 0.3 e 0.6 rispetto che “saltando” da un’impostazione all’altra, come sul GSSL. Per cui direi che aver messo pochi valori, appena quattro, è un vantaggio: rende più apparenti le differenze timbrico/dinamiche tra i settaggi, cosa che avviene più difficilmente con l’uso di pots a corsa continua.

E poi lui. Ne parliamo solo ora perchè nel descriverlo provo un po’ come quando prendi la Bismark, quella coll’uovo sopra, e ti finisci prima tutta la pizza e la parte in mezzo con l’uovo la tieni per ultima, perchè è la più buona. Il resto è solo una pizza col formaggio.

Parlo del circuito di Side Chain. Centrale in ogni mio mix, sia in lavorazione che in finalizzazione. Sono disponibili filtri dedicati al segnale che andrà ad istruire il VCA su come comprimere e come no, tutto qui, geniale ma tutto qui.

Su off il segnale di CV sarà l’esatta copia dinamica del segnale audio da lavorare.

Per 60, 90, 130 e 200 s’intendono gli Hz su cui si assesta un filtro passa alto del primo ordine, 6dB/oct, che rende il segnale di CV più povero di basse, quindi meno elevato in livello. Ciò innesca una certa diminuzione “consapevole” del GR e provoca compressioni più delicate e, specialmente, presenti in basso. Le basse proprio escono dai monitor e vengono a prenderti sotto casa, in realtà, specie a 130 Hz. Le ultime due modalità disponibili sono TL e TM ovvero thrust loud e thrust medium, due ottimi motivi per smettere di fumare. Grazie ad un non comune utilizzo di filtri shelving e passa alto in ambedue le posizioni, quale più quale meno, si hanno basse presenti, medie compresse od ariose, alte naturali e definite. C’è solo da scegliere. Parliamo in questo caso di differenze minime, ma che un buon fonico da studio aiutato da due buoni monitor da studio non si lascia sfuggire. Molto utilizzabili su masterbus cinghial-brutal-death-metal (scherzo).

PERCHé è UNA MACCHINA HI-END.

Perchè rende semplici cose altrimenti più complesse.

Innanzitutto “total recall” in due/tre mosse. Ci sono due/tre pomelli, non è che puoi sbagliare.

Poi: backroung produttivo. Con l’esperienza lui stesso t’insegna cosa va bene per chi.

Sommare i tre rullanti di prima in una DAW significa creare tre tracce, assegnarle in ingresso ed in uscita, registrare, mixare, comprimere. In mix quindi rimangono tre rullanti, con relativa spesa di calcolo ad essi connessa, non uno. Ecco, lo Scribble fa la stessa roba, ma più semplicemente: ficchi tre cavi, tiri giù la treshold, hai fatto. E stai comprimendo con uno dei sound storicamente vincenti. Un Alessandro Magno dei compressori. Uno si fida di Alessandro Magno, non fosse altro che se no ti conquista l’India radendo tutto al suolo…

IL CASE e L’ESTETICA.

Il contenitore per tutti questi circuiti è un case da tre unità rack standard direttamente da Banzaimusic.com, con maniglione laterali. Al centro staziona l’impreciso ma indispensabile Vumeter, affidabile entro i primi 10dB circa. Dopo, a detta di Caldini, “è meglio non guardare”, e noi ci crediamo. È anche vero che sarà difficile essere obbligati ad una riduzione di 15-20 dB con alta precisione richiesta: di solito è necessario essere precisi nei primi 6-8dB. E poi, raga, usare le orecchie ogni tanto. Suona bene? Non so se comprime di 10 o di 12 ma in fondo chissenfrega. La compressione è un po’ come la sintesi sottrattiva: è grossolana ma davvero spettacolare, se fatta bene. No?

L’UTILIZZO.

Una volta superati i primi step di apprendimento la macchina si svela via via più facilmente ed è solo con l’utilizzo assiduo che ne si può carpire i segreti più intimi. Metabolizzati i quali però lo Scribble Audio si potrebbe settare da spento: suonerà come previsto. Inoltre la pulizia ESTREMA data dalla componentistica semplice ma assolutamente efficace lo rende affidabile su OGNI sorgente e tipo di applicazione. Dal mix jazz alle ensemble di canto amonico, dalla Dubstep all’Hiphop, c’è sempre un guadagno da ottenere a passare per quelle piste di stagno.

Tanto più che, da come si evince dall’articolo, questa macchina non mi è piaciuta per niente. 🙂

Scribble Audio GSSL custom clone with summing amplifier. Particolare del sommatore

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