RECENSIONE: Grendel Dronecommander

Il Grendel Dronecommander è una macchina davvero peculiare. Costruita a mano da Erik Archer di Austin, Texas, stupisce grandemente per le sue doti estetiche: ricavata dentro un’originale scatola NATO da 200 munizioni calibro 7,62 per M13, quelle che fanno saltare il cervello a Palla di Lardo per intenderci, è bello a vedersi, toccarsi, sentirsi. E’ comodo da trasportare. Se vi serve un synth da viaggio, avete trovato un synth da viaggio. Funziona anche a batteria pensate.

COME E’ STATO PENSATO

Questa macchina, strana per forza, si avvale di un indiscutibile fascino militare e vintage per mietere le sue, sufficientemente numerose, vittime tra i malati di sintesi. Di conseguenza il pannello si avvarrà di diciture piuttosto lapalissiane per gli esperti, ma, per scelta, mai chiarissime. Si chiama “fascino del vedo/non vedo”.

Un Dronecommander possiede due oscillatori identici, un sommatore ad essi dedicato, un LFO1 saw sul filtro, un secondo LFO2, questa volta quadrato, sempre sul filtro. LFO1 sarà cablato “al naturale”, ovvero senza attenuazioni, mentre LFO2 presenta il comando di amount. Tra i due moduli oscillanti vige una stretta relazione. LFO2 infatti è slave di LFO1, e si resetta in funzione di esso. Ciò comporta un singolo rate impostabile, ma due modulazioni presenti. Al fine però di ottenere un sound organico ed interessante Eric Archer ha inserito un clock divider, qui detto Pulse Multiplier, il quale appunto moltiplica il rateo di reset dell’LFO1 di 2, 4, 8, 16 volte. Questa è la più interessante peculiarità di questa macchina ed è da questa scelta che nascono conseguenti e molto interessanti caratteristiche timbrico/ritmiche.

E’ anche presente un pots per il controllo della lunghezza d’impulso della saw dell’LFO1.

VCO

I vco sono adattati a questo design. Producono si basse frequenze, ma relativamente. Gioca in loro svantaggio la presenza non bypassabile del filtro, un BP molto risonante, che li penalizza in fase bassa (parlando del filtro si chiarirà il perchè). Pensati quindi per le medie frequenze, quando si sommano creano affascinanti ed imprevedibili battimenti, talvolta atonali e fastidiosi, talvolta accordi di cristallina lucidità. Molto sensibili, non sono però di impossibile intonazione, solo sarà necessaria una certa attenzione ed orecchio, come peraltro in ogni genere musicale. Nel caso del Droning però, essendo poche le regole assolute, sarà bene usare cautela, pena la facile enarmonia tra le parti.

Sono disponibili forme d’onda triangolari o quadrate tirando o spingendo il potenziometro.

IL FILTRO

Il filtro che Eric Archer ha progettato, o più plausibilmente ricavato da progetti altrui (onestamente mi viene in mente il Korg35 che, lo so, è un passabasso, ma sappiamo tutti come si trasforma un lowpass in un bandpass no?…), è davvero particolare. Il timbro, caratteristicamente medioso, si scolla del tutto dalla fisica di Newton quando oltrepassiamo una certa soglia, nella nostra corsa verso i 20Hz, la Soglia dell’Autoscillazione. Quando infatti si supera quel limite una forte, grutuluta, tonda e “malsana” distorsione, od autoscillazione, appare palese. Il filtro proprio schizza per i cavoli suoi, ed a poco vale l’intonazione dei VCO. Questa, al di là della mia atipica presentazione, è davvero una caratterisctica affascinate. Un Grendel Dronecommander si vede subito che di preciso ha ben poco, per cui non è la pulizia o la trasparenza che stiamo cercando quando lo accendiamo. Stiamo invero cercando il fascino, la sorpresa. Bene, per quella 9 volte su dieci hai comprato la macchina giusta. E questa caratteristica del filtro, che Enrico Cosimi con saggia ragione definisce “oltraggioso”, è parte integrante dello stupore che permea questi circuiti, manopole, cavetti.

E’ anche vero però che la caratteristica “non-bypassabile” del filtro introduce la seria limitazione di non sentire mai per davvero l’oscillatore pulito, cosa che farebbe pure un pò piacere. E’ inoltre da sottolineare come talvolta, ovvero spesso, sia pratico insertare un passa basso in serie al Drone, questo per limare quella parte di alte frequenze particolarmente ronzanti che la quadrata tira fuori, difficilmente gestibili dal filtro, sempre ballerino, del Drone. Perchè si, per essere un drone generator vero e proprio il filtro è meglio che moduli, giri, saltelli, e non  sia mai fisso e statico in un punto. Volendo quest’impostazione la si ottiene ma il Dronecommander è pensato per un filtro mobile e movimentato.

BIOLOGICO

La prima volta che lo accendi rimani assolutamente esterefatto. Non è tanto il timbro del filtro o la presenza degli oscillatori o la morbidezza dei pots a colpirti. La scatola è bella ma in fondo è una scatola. C’è una lucetta che lampeggia. Non sono queste le cose per cui rimani tanto colpito, al limite del fastidio, anche se non ancora. La prima volta che lo accendi sei stupito perchè E’ VIVO! Non dico di essere un incredibile esperto di sintesi, Kuzmin lo era, o Bob Moog, o Tom Oberheim. No, non sono quel tipo di esperto. Tuttavia le mani su un paio di pomelli  in vita mia le ho messe. E, giuro, non ho mai mai mai incontrato una macchina più biologica, viva, assolutamente pensante ed intelligente, a suo modo. Ha l’intelligenza di un insetto evoluto, ma non di quelli sociali come api o formiche no, l’intelligenza di quei grossi scarabei verde acceso che lentamente si arrampicano su una pianta solo per poi scendere dalla parte opposta senza aver combinato nulla a parte camminare. Intendetemi, non sto scherzando: ha davvero un certo tipo di volontà propria, molto maggiore, per dire, di quella del mio Mac, nonostante la differenza di livello tecnologico. Il suo aspetto pensante nasce dall’imperfetto sistema di sincronia tra il rate dell’LFO1 e quello dell’LFO2, il quadrato. Come si diceva è l’1 a dare il tempo. Il 2, per sincronizzarvicisi utilizza un clock divider analogico che a seconda dei casi impiega fino ad un minuto (!) per raggiungere lo scopo. Nel frattempo accellera, rallenta al minimo, trotterella, il tutto riflettendo sul rate dell’LFO2, cablato a sua volta tramite il comando di amount, qui chiamato Pulse, al filtro. Il risultato è, come si diceva, una netta propensione al “fuori tempo”, con saltuarie e definitivamente appaganti zone di transizione. La bravura sta nell’accorgersene e tentare, sempre in tempi biblici, di mantenere “quella figata che ha fatto un attimo fa”.

Ci sono tre pots che influenzano questa caratteristica, Multiplier, LFO1 rate e Shape. Da notare come solo uno sia progettualmente dedicato a tale funzione, ovvero il Multiplier, mentre Pulse e Shape fanno anche altro, ovvero la loro propria funzione. Diciamo che per questi ultimi il modificare il sincronismo è un effetto collaterale.

Dal “manuale” – un foglietto A4 – fornito dal produttore: “Note: allow up to 1 minute for Pulse (Clock) to stabilize when changing LFO rate, Multiplier or Slope.”

ASOCIALE

Non è che proprio gli garbi stare in compagnia. La situazione cavetteria in/out andrebbe migliorata a mio parere, cosa che, da quello che ho capito, difficilmente avverrà in futuro. Sono presenti un CV Filter In che accetta per certo CV “alla Moog” ed un CV Pulse Out utile per prelevare il clock della macchina in funzione di qualche patchbay esterna.

Il segnale di Cv in ingresso per il filtro permette di comandare il cutoff escludento l’LFO1 il quale però continuerà a produrre il rate letto a sua volta dall’LFO2. Non ci sono modi di controllare esternamente il rate dell’LFO1. Ciò comporta che l’unico modello di sincronia possibile è quella in cui un segnale di CV esterno a tempo con il brano viene utilizzato per il comando del filtro, presupponendo comunque bravura per sincronizzare, a mano, il rate dell’LFO1 – che poi è anche quello dell’LFO2+Multiplier – per “non sprecare” il comando Pulse, dedicato appunto all’LFO2. Ciò presume in ogni caso un sintetizzatore midi con uscita di CV clockabile che detti il tempo “master”.

NON PROPRIO SIMPATICO SIMPATICO

Austin-Boston-Milano-Cuneo, dopo due mesi emmezzo infiniti apro la scatola ed ho qualche oretta per provarli. Ne sono arrivati due, uno natural, il secondo giallo oro. Belli da morire. Solidi, con il coperchio. Due vere scatole di munizioni. Installati, giocando un pò, mi accorgo tempo cinque minuti che uno dei quattro oscillatori, il VCO1 del gold, muto totale. Sarà rotto. Indago meglio. Rotto non è, propriamente, nel senso che in una specifica posizione suona, ma per il resto della corsa niente. Vabbè, cose che capitano in fondo. Si è sparato una bella fetta di chilometri. In ogni caso lo faccio presente ad Eric Archer. Onestamente non so cosa abbia pensato, se volessi fregarlo o cosa, ma di fronte alla richiesta di schematics per la riparazione, che avrei effettuato a mie spese senza chiedergli nulla, si è come indispettito e ha fermamente rifiutato, proponendomi però di rispedire il pacco al mittente per la riparazione. Convenendo entrambi di essere di fronte ad un caso di shipping damage, ma, scusa, secondo te io mi fido a rimandartelo? Per di più con la posta più economica e non tracciata del pianeta, le Poste Italiane, come da te richiesto? Ma anche no. E così mi tengo il danno in attesa di capire quale cacchio è il condensatore che rompe le balle. Perchè ci riuscirò, in fondo non l’hai inventato tu l’oscillatore, ed del tuo schema alla fine posso anche fare a meno.

MA UN OTTIMO INVENTORE

In ogni caso il Grendel Dronecommander è una macchina davvero affascinante, frutto di una mente assolutamente brillante e perspicace e, sempre limitato ai contesti in cui è in grado di sguazzare, può essere un’arma davvero benefica e risolutiva. Può generare timbri unici e la fascinazione prodotta durante il suo utilizzo è, per il pubblico più incline, una vera dipendenza. Se dalla musica cercate quello che solo i timbri infiniti, metodici, eterei possono darvi questa macchina vi toglierà innumerevoli ore di sonno ben spese.

E’ anche molto carino il messaggio tra le righe: questa scatola conteneva morte, ora contiene bellezza.

Il “voto” per questa macchina è alto, ma lo sarebbe stato di più se suonassero tutti i VCO.

grendel-drone-commander

Il manuale del Grendel Dronecommander

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